Pubblichiamo il quarto di una serie di articoli, scritti dal dott. Maurizio Casalini, e pubblicati sulla rivista Trust & Attività Fiduciarie, sull’analisi dell’impatto, a livello fiscale, dell’articolazione delle clausole dispositive sul reddito in un atto istitutivo di trust.
Nel presente articolo si analizzeranno ipotesi di clausole che prevedono la variabilità del regime fiscale di un trust, trasformandolo, nel corso della sua durata, da opaco a trasparente, o misto, e viceversa. Questa casistica si presenta quando nell’atto istitutivo viene attribuita al trustee, in varia misura, la discrezionalità in relazione all’attribuzione di reddito.
Nei casi descritti saranno presenti clausole di variabilità. Conseguentemente in questi casi il trustee, nell’esercitare i propri poteri, attribuirà o meno reddito, modificando, di volta in volta, così il regime fiscale del trust.
Si evidenzierà, inoltre, come sia necessario porre molta attenzione all’uso di tali clausole, inserendole nel contesto dell’articolato dell’atto istitutivo, verificandone la coerenza con le altre clausole, con i desiderata del disponente e con gli effetti da essa provocati, non ultimi quelli di natura fiscale, nella gestione del trust nel corso della sua durata. Per questo è assolutamente consigliabile che tale analisi di coerenza sia svolta non solo dal professionista incaricato di redigere l’atto istitutivo, ma in modo congiunto con un esperto di fiscalità del trust e con il trustee professionale in pectore.


