Pubblichiamo il terzo di una serie di articoli, scritti dal dott. Maurizio Casalini, e pubblicati sulla rivista Trust & Attività Fiduciarie, in cui viene spiegato come la diversa articolazione delle clausole beneficiarie nell’atto istitutivo di trust possa impattare sul regime fiscale, opaco o trasparente, del trust e sulla variabilità dello stesso. Presupposto per il regime di trasparenza è che nell’atto istitutivo devono essere precisamente individuati sia i beneficiari del reddito, che potrebbero coincidere con i beneficiari finali, sia i redditi, vuoi in termini di entità che di beni da cui essi derivano, che il trustee dovrà riconoscere loro. E questo dipende da come e con che tecniche il redattore dell’atto istitutivo avrà confezionato l’atto stesso sulla base delle volontà del disponente.
La lettura dell’atto istitutivo, al fine di verificare l’eventuale trasparenza o meno di un trust, non è cosa banale, ma richiede il possesso di competenze, non inferiori a quelle necessarie a chi ha redatto l’atto stesso.

In questo articolo l’analisi prosegue analizzando due esempi di clausole dispositive che rendono un trust misto invariabilmente fino al termine della sua durata, e le loro ripercussioni a livello fiscale specificando, per entrambi i casi, gli adempimenti a cui sarà tenuto il trustee. Si evidenzia, inoltre, come sia necessario porre molta attenzione all’uso di tali clausole, in quanto, senza la dovuta competenza e padronanza, è facile ottenere effetti diversi da quelli desiderati dal disponente.

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